Dicesi guerra preventiva
L’imbarazzo dei liberal per il loro Obama, soldato non molto riluttante
New York. Nel tardo pomeriggio di mercoledì il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiamato il senatore democratico Ron Wyden, membro della commissione Intelligence del Senato, per comunicargli che le sue insistenti richieste sarebbero state esaudite nel giro di un paio d’ore: il commander in chief aveva appena ordinato ai legali del dipartimento della Giustizia di desecretare e inviare alla commissione del Congresso i documenti che giustificano l’uso dei droni in qualunque contesto, anche contro cittadini americani. Wyden è rimasto soddisfatto soltanto a metà.
15 AGO 20

New York. Nel tardo pomeriggio di mercoledì il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiamato il senatore democratico Ron Wyden, membro della commissione Intelligence del Senato, per comunicargli che le sue insistenti richieste sarebbero state esaudite nel giro di un paio d’ore: il commander in chief aveva appena ordinato ai legali del dipartimento della Giustizia di desecretare e inviare alla commissione del Congresso i documenti che giustificano l’uso dei droni in qualunque contesto, anche contro cittadini americani. Wyden è rimasto soddisfatto soltanto a metà. Ieri mattina ha detto in diretta televisiva che “è un passo nella giusta direzione, ma c’è molta strada da fare” e ha promesso che continuerà “a fare pressioni per desecretare altre informazioni su questo tema”. Il Congresso, ha detto, è stato “tenuto all’oscuro” dei criteri legali con cui l’Amministrazione giustifica la massiccia campagna di bombardamenti con gli aerei senza pilota in Pakistan, Somalia e Yemen, e “per legge il ramo legislativo è chiamato a controllare l’operato dell’esecutivo”.
L’altro motivo d’insoddisfazione viene dal fatto che il presidente ha concesso i documenti legali meno di ventiquattr’ore prima che John Brennan salisse a Capitol Hill per rispondere alle domande della commissione per la conferma nel ruolo di capo della Cia. I senatori non hanno potuto usare il materiale per vergare le domande scritte che vengono mandate ai candidati prima della sessione pubblica e gli staffer dei senatori coinvolti hanno passato la notte in ufficio per studiare in fretta e furia i dettagli e fare gli opportuni briefing prima dell’arrivo di Brennan al Congresso.
Per Obama quella telefonata era diventata inevitabile. Era diventato inevitabile chiarire al ramo legislativo che lui non è un soldato riluttante della guerra al terrore, ma un indefesso cacciatore dei nemici dell’America che non si lascia intimorire dagli ostacoli legali, non si cura troppo del luogo in cui si nascondono i terroristi e nemmeno della loro nazionalità. Quando si tratta della sicurezza del paese il presidente si rimangia volentieri i brocardi sui diritti civili, avalla il principio della guerra preventiva, dimentica il suo impeccabile record di voti al Senato contro Bush sulla sicurezza nazionale che ha sventolato per anni come prova della sua ortodossia liberal e abbraccia i precetti legali dell’Amministrazione che lo ha preceduto.
Per Obama quella telefonata era diventata inevitabile. Era diventato inevitabile chiarire al ramo legislativo che lui non è un soldato riluttante della guerra al terrore, ma un indefesso cacciatore dei nemici dell’America che non si lascia intimorire dagli ostacoli legali, non si cura troppo del luogo in cui si nascondono i terroristi e nemmeno della loro nazionalità. Quando si tratta della sicurezza del paese il presidente si rimangia volentieri i brocardi sui diritti civili, avalla il principio della guerra preventiva, dimentica il suo impeccabile record di voti al Senato contro Bush sulla sicurezza nazionale che ha sventolato per anni come prova della sua ortodossia liberal e abbraccia i precetti legali dell’Amministrazione che lo ha preceduto.
Questo è il contenuto fondamentale del “white paper” sull’uso dei droni svelato qualche giorno fa dal network Nbc, un sommario (edulcorato e quindi non coperto dal segreto di stato) dei memorandum scritti principalmente dal procuratore generale Eric Holder, dal consigliere legale del dipartimento di stato Harold Koh, tornato a gennaio alla sua cattedra di Yale, e il suo omologo al Pentagono, Jeh Johnson, quello che aveva assicurato che Martin Luther King avrebbe sostenuto le guerre in Afghanistan e Iraq. L’architettura giuridica è stata costantemente discussa e rivista assieme a Brennan, che della campagna con i droni di Obama è stato molto più di un freddo esecutore. E’ stato una presenza fissa nei “terror tuesday”, gli incontri del martedì sulla sicurezza nazionale, ha controllato (ma più spesso arginato) il flusso di informazioni che collegavano la Casa Bianca al Congresso, ha creato il futuristico database dei terroristi da monitorare ed eliminare, l’ormai leggendario “disposition matrix”.
Il “white paper” è stato consegnato al Congresso molto prima di finire nelle mani del cronista Michael Isikoff e la documentazione sbloccata da Obama riflette in modo dettagliato ciò che la versione non coperta da segreto riporta sommariamente: il governo è autorizzato a eliminare legalmente qualunque “minaccia imminente” per gli Stati Uniti, e la legittimità deriva dalla legge sul terrorismo firmata da Bush dopo l’11 settembre. L’interpretazione del termine “imminente” è affidata alla discrezione di chi autorizza gli strike, ovvero il presidente su indicazione della Cia.
“Gli americani amano i droni”
Il ramo legislativo ha più confidenza di quanto si creda con le centinaia di bombardamenti mirati autorizzati da Obama. Una volta al mese i membri della commissione Intelligence di Camera e Senato ricevono un briefing dettagliato sugli attacchi con i droni e il deputato Mike Rogers, uno dei capi della commissione, ha detto che “se c’è un attacco americano fuori dai teatri di guerra, viene rivisto da questa commissione”. Perché la disputa viene fuori dopo oltre quattro anni di relativo silenzio? Perché, come ha scritto Chris Cillizza sul Washington Post, “gli americani amano i droni”.
I capi della commissione Intelligence che ieri hanno interrogato Brennan sono grandi sostenitori dei droni, posizione evidentemente non condivisa da tutti i membri (con buone probabilità il “white paper” è stato passato ai media da una mano del Congresso) ma teorizzata scientificamente da Obama e Brennan. Per il presidente i droni sono contemporaneamente strumenti efficaci nella guerra e nella gestione del consenso. I sondaggi – e Obama è molto attento ai sondaggi – dicono che la stragrande maggioranza degli americani sostiene l’uso degli aerei senza pilota, mezzi percepiti come efficaci e “risk-free”. Il generale Stanley McChrystal è fra i tanti che criticano quest’ultima qualità degli attacchi, e si moltiplicano gli studi che trovano una correlazione fra l’uso dei droni e la radicalizzazione antiamericana delle popolazioni colpite.
Il “white paper” è stato consegnato al Congresso molto prima di finire nelle mani del cronista Michael Isikoff e la documentazione sbloccata da Obama riflette in modo dettagliato ciò che la versione non coperta da segreto riporta sommariamente: il governo è autorizzato a eliminare legalmente qualunque “minaccia imminente” per gli Stati Uniti, e la legittimità deriva dalla legge sul terrorismo firmata da Bush dopo l’11 settembre. L’interpretazione del termine “imminente” è affidata alla discrezione di chi autorizza gli strike, ovvero il presidente su indicazione della Cia.
“Gli americani amano i droni”
Il ramo legislativo ha più confidenza di quanto si creda con le centinaia di bombardamenti mirati autorizzati da Obama. Una volta al mese i membri della commissione Intelligence di Camera e Senato ricevono un briefing dettagliato sugli attacchi con i droni e il deputato Mike Rogers, uno dei capi della commissione, ha detto che “se c’è un attacco americano fuori dai teatri di guerra, viene rivisto da questa commissione”. Perché la disputa viene fuori dopo oltre quattro anni di relativo silenzio? Perché, come ha scritto Chris Cillizza sul Washington Post, “gli americani amano i droni”.
I capi della commissione Intelligence che ieri hanno interrogato Brennan sono grandi sostenitori dei droni, posizione evidentemente non condivisa da tutti i membri (con buone probabilità il “white paper” è stato passato ai media da una mano del Congresso) ma teorizzata scientificamente da Obama e Brennan. Per il presidente i droni sono contemporaneamente strumenti efficaci nella guerra e nella gestione del consenso. I sondaggi – e Obama è molto attento ai sondaggi – dicono che la stragrande maggioranza degli americani sostiene l’uso degli aerei senza pilota, mezzi percepiti come efficaci e “risk-free”. Il generale Stanley McChrystal è fra i tanti che criticano quest’ultima qualità degli attacchi, e si moltiplicano gli studi che trovano una correlazione fra l’uso dei droni e la radicalizzazione antiamericana delle popolazioni colpite.
Se l’occupazione militare e la dottrina della “counterinsurgency” di Petraeus aveva fruttato a Bush critiche urlate e impopolarità diffusa, i droni hanno dato a Obama l’aura del guerriero riluttante che porta a casa i soldati dal fronte ma non butta a mare la sicurezza nazionale, e pazienza se gli assassinii sbrigliati legittimati con l’architettura legale di Bush contrastano con l’immagine del presidente che promette la rivoluzione liberal, dai matrimoni gay all’immigrazione fino al controllo delle armi da fuoco. Per non parlare dei vanti dell’Amministrazione sulle torture e gli interrogatori duri finalmente fermati dopo anni di barbarica anarchia.
Da qui discendono l’imbarazzo della sinistra e le accuse di ipocrisia da destra. Il New York Times ha bacchettato il presidente che giustifica ex post con cavilli in vecchio stile le decisioni politiche, mentre il conservatore Wall Street Journal, dopo aver rilevato l’ipocrisia del “king of drone” (“se l’avesse fatto Cheney…”) scrive: “Abbiamo già detto che l’Amministrazione dovrebbe fare di più per catturare e interrogare i terroristi per prevenire attacchi futuri. Ma la guerra con i droni è legale e necessaria per proteggere l’America”. C’è una lunga lista di falchi repubblicani che difende la gestione delle operazioni militari di Obama: il senatore Lindsey Graham dice che “non è giusto isolare il presidente”, l’ex ambasciatore John Bolton spiega che la politica militare del presidente “è perfettamente in linea con le politiche dell’Amministrazione Bush” e sulla rivista Commentary Max Boot ha scritto che l’unica pezza d’appoggio legale finora pubblicata è “cauta e responsabile”. Brennan ieri si è dovuto imbarcare nell’impresa di spiegare che la cautela e la responsabilità di Obama hanno un prezzo politico per il soldato che sognava di mostrarsi riluttante.
Da qui discendono l’imbarazzo della sinistra e le accuse di ipocrisia da destra. Il New York Times ha bacchettato il presidente che giustifica ex post con cavilli in vecchio stile le decisioni politiche, mentre il conservatore Wall Street Journal, dopo aver rilevato l’ipocrisia del “king of drone” (“se l’avesse fatto Cheney…”) scrive: “Abbiamo già detto che l’Amministrazione dovrebbe fare di più per catturare e interrogare i terroristi per prevenire attacchi futuri. Ma la guerra con i droni è legale e necessaria per proteggere l’America”. C’è una lunga lista di falchi repubblicani che difende la gestione delle operazioni militari di Obama: il senatore Lindsey Graham dice che “non è giusto isolare il presidente”, l’ex ambasciatore John Bolton spiega che la politica militare del presidente “è perfettamente in linea con le politiche dell’Amministrazione Bush” e sulla rivista Commentary Max Boot ha scritto che l’unica pezza d’appoggio legale finora pubblicata è “cauta e responsabile”. Brennan ieri si è dovuto imbarcare nell’impresa di spiegare che la cautela e la responsabilità di Obama hanno un prezzo politico per il soldato che sognava di mostrarsi riluttante.